Grenoble, finale Coppa Davis 1984.

La sala stampa è umida, gronda elettricità , fuori piove da 3 giorni ininterrottamente.

Il giornalista si alza e chiede :

“Mr Fleming , quale ritiene essere la migliore coppia di doppio del mondo”?

“La migliore coppia del mondo ?

“Mc Enroe con qualsiasi altro”.

Basta questa affermazione, secca, implacabile, eppure autoironica, per definire il rapporto che intercorse tra Johnny Mac e Peter Fleming ,  la migliore coppia di doppio degli ultimi 40 anni.

Probabilmente per Peter Fleming, la più gioiosa forma di lavoro subordinato e sicuramente l’unica ricetta perché, seppure inconsapevolmente, johnny mac si potesse mettere al servizio di un team che non comprendesse solo lui.

Fumettisticamente li collochiamo più vicini a Batman e Robin ( anche se in questo caso era il piccolo Robin a tenere le fila della coppia) piuttosto che a coppie paritarie quali Diabolik ed Eva Kant

Peter, quale fido scudiero, fu meraviglioso nel guidare un don Chisciotte della guisa di quel piccolo iracondo irlandese, che a sua volta seppe ripagarlo  con sette titoli del grande slam e mai si risparmiò, nonostante lo attendessero ben altre imperiture glorie in singolare.

Si conobbero da piccoli, all’Academy di Henry “hop” Hopman a Port Whashington, Peter aveva già 16 anni mentre il piccoletto di Queens meno di 13.

Quando hop li mise a dividere il campo, Peter si spinse ad offrire un vantaggio di 4 0 e 30 a zero per ogni set.

Fece male i conti, Mac lo stracciò per 5 set di fila a zero, mettendo ben chiaro che la star era e sarebbe stato sempre lui.

Cosi diversi fin da piccoli.

Alto e biondo Peter, il tipico Wasp del New England , rotondetto e borioso, irlandese, figlio di nuveau riches , il piccolo e riccioluto John.

Peter era giunto a Port Whashigton dal sobborgo ricco di Chatham, Il padre era un broker di Wall Street, ex giocatore di discreto livello, con qualche dimenticabile apparizione a Forest Hills.

In estate lo lasciava al vicino circolo all’alba e lo riprendeva al tramonto ; (“spesso giocavo 15 16 set in un giorno” ).

Nonostante un primo incontro cosi destabilizzante, i due divennero amici e nelle pause per pioggia, dato che hop proibiva la televisione, giocavano a stickball e facevano banda insieme a Peter Rennert ed altri futuri journeyman del circuito.

Si persero di vista quando Peter fini l’high school, accettando una borsa di studio presso l’Università del Michigan , presto abbandonata per la più affine  UCLA.

Nel mentre Mac ancora correva sulla sua biciclettina, consegnando i giornali a 1,25 dollari l’ora e faceva il raccattapalle a Forest Hills.

Si ritrovarono a metà del 1977, quando John , sponsorizzato dalla USTA con 500 dollari e un biglietto aereo, fu spedito in Europa a giocare gli slam juniores.

Trovarono subito quell’immediata affinità che avevano lasciato, giocando infinite partite a scacchi a Port Washington.

Un amicizia cementata dagli stessi gusti musicali ; (Joan Jett and the Blakhearst,  i Judast priest , Jimi Endrix e altri rokkettari del genere) e dallo stesso stile di vita blasè che conducevano nella grande mela, correndo dietro a Vitas Gerulaitis per i locali notturni di Manhattan.

Nella sua bio : “You cannot be serious”, Mac ricorda come trovò in Fleming un fratello maggiore, (tanto che Peter gli si rivolgeva chiamandolo Junior)  , pronto a soccorrerlo in alcune asperità caratteriali, comunque non sconosciute a Fleming.

I due per alcuni aspetti non avevano un carattere cosi dissimile.

Non c’era un cattivo (Mac) e un buono (Fleming) .

Degli sproloqui di John conosciamo tutto, ma Fleming non è fu mai un angelo.

Sin da giovane era conosciuto per gli urlacci in campo e il carattere tutt’altro che remissivo.

Profondamente insicuro,  era capace di servire un grappolo di aces e seguire con una decina di doppi falli, mai comunque risparmiava qualche parolaccia urlata ad altissima voce.

Di lui si diceva fosse un geek (lo sfigato della scuola), intrappolato nel corpo di un adone, un biondo surfista californiano.

In Mac trovò quella sicurezza che a lui mancava e che la sua presenza servì ad instillargli.

Racconta di come vide un nuovo Mac a Wimbledon nel 1977  ; “insomma, era ancora al terzo anno di liceo, giocava con Karl Meiler (un forte giocatore tedesco DNDR), al terzo turno di Wimbledon e si diceva : “questo tizio fa schifo, non posso perdere con lui”.

“La cosa mi sorprese immensamente, se lui era cosi self confident, perché non potevo esserlo un po’ anche io” ?

Alla fine dell’anno, dopo che entrambi lasciarono perdere la NCAA per entrare nel tour a tempo pieno, i due cominciarono a fare team continuativamente.

A Church Road, nel 1978, giocavano contro Luz e Smith, la coppia titolare di Coppa Davis, a un set pari, Peter cominciava a farsela sotto, “dopo tutto giocavo contro due che erano i miei eroi “, raccontò.

“Questi due tizi fanno pena, non possiamo perdere da questi due” , sibilò Mac al cambio di campo, sciogliendo ogni riserva di Fleming.

Vinsero, per incontrare in finale Hewitt e Mc Millan, due che al loro confronto sembravano una coppia di vecchi enneci.

Mac e Fleming entrarono in campo sicuri di vincere, tentati dal palcoscenico, cominciarono ad azzardare e senza nemmeno accorgersi, il mach finì in poco più di un oretta.

In nostri raccolsero 7 games, nella finale di doppio più corta dal 1911.

Fu una grande lezione.

Dal punto di vista del gioco del doppio, i due erano perfettamente complementari.

Peter , dall’alto del suo metro e 96 rovesciava servizi bomba e spesso strappava i games solo a forza di aces, se subentrava qualche dubbio, Mac ne preveniva l’incartarsi sibilando oscenità.

Anche alla risposta però, non era affatto male e rispondeva saette.

Dal canto suo Mac usava il suo classico servizio mancino spalle alla rete per buttare fuori gli opponenti, che venivano finiti dalla grande apertura alare del socio.

In risposta  metteva tutta la sua vena artistica, dipingendo traiettorie nelle stringhe di chi serviva e lob arcuati che rimbalzavano via lontani.

Nonostante la leggenda, che vuole il geniale Mac accoppiato con il ronzino Peter, il lungo giocatore di Chatham fu tutt’altro che disprezzabile in singolare, tanto che alla fine degli anni 70, in fields che comprendevano Connors, Borg, Mac, Vilas, Gerulaitis, Tanner e compagnia, raggiunse il numero 9 del mondo, vincendo in un anno 3 tornei e raggiungendo altre 3 finali.

A questo proposito è curioso un aneddoto della finale giocata tra i due a Los Angeles quello stesso anno.

Sotto 64 e 43  Mac si mise a sbraitare contro il giudice di linea, una volta ancora tanto che il fido Pete perse la pazienza : “ci vuole ancora molto per chiamare un penalty poit a questo tizio”? urlò al giudice arbitro.

Fleming vinse 64 64, ma la settimana dopo,  a San Francisco, non si parlarono per una settimana, pur raggiungendo la finale in doppio.

La pace venne ristabilita quando Mac si prese la rivincita battendolo in singolare, mentre in doppio spazzarono gli onnipresenti Mc Millan e Fibak.

Proprio il polacco divenne uno dei loro bersagli preferiti.

Un giorno, dopo una rude disputa sedata in spogliatoio, Mac gli tirò addosso cosi violentemente che il polacco dovette ritirarsi e ricorrere alle cure di un medico, Mac non si scusò nemmeno.

Il gioco era una feroce competizione, un ordalia interrotta soltanto dal prossimo aereo da prendere, il prossimo hotel da dividere, la nuova coppia da battere.

Sembrava tutto idilliaco quando Peter conobbe Jenny, una ragazza inglese con la quale prese a fare coppia fissa ( e che in seguitò sposò).

Prima infastidito, poi apertamente ostile, Mac non riuscì ad accettare la dipartita del compare che , fuori dal campo, iniziò a preferire le camminate mano nella mano con l’onnipresente Jenny, anziché le scorribande da singles.

Dopo che Jenny apertamente comprese la diffusa ostilità da amante tradito di Mac, il rapporto non fu più lo stesso.

Non si giunse mai a una resa dei conti, tanto che la coppia durò oltre la metà degli anni ottanta, ma l’affinità del carattere, data dal felice cameratismo degli anni d’oro, scemò poco a poco sino al ritiro del biondo di Chaham alla fine del 1988.

Anni dopo, Bud Collins chiese a Mc Enroe “ se dovessi giocare una partita di doppio da cui dipende la tua vita chi sceglieresti come partner” ?

“Direi Fleming” rispose Mac.

“Ho fatto la stessa domanda ad altri e tutti mi hanno, McEnroe !” replicò Bud Collins.

“Hu, due di me non sarebbero poi così male” concluse Mac.

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

3 × 2 =