Non so onestamente dirvi perché, ma ho sempre considerato il master una gara remota, lontana.

Semplicemente non lo sentivo.

Sarà la stagione ormai conclusa, la formula spuria, antitetica alla crudele eliminazione diretta, classica del gioco, saranno state le immagini tremolanti e lontane, in arrivo dal vecchio Madison Square Garden.

Certo , di partite classiche ne sono passate, i cronisti diligenti appuntano che probabilmente , la migliore partita di tutti i tempi, si svolse proprio durante un lontanissimo master al Moody Coliseum a Dallas, (anche se era un master del WCT).

Rocket Laver contro Ken Rosewall, braccia nerborute, eppure incredibilmente delicate, sigari Havana e cappelli texani, colletti a punta, calzoncini tagliati cortissimi.

Vinse Rosewall, in cinque set densi di vincenti.

Unificati i circuiti , il Master rimase itinerante per qualche anno, fino a che, nel 1977, si piazzò a New York, all’interno di uno dei dome più classici che l’architettura sportiva conosca.

Situato in pieno centro a Manhattan, il Madison Square Garden, ( casa dei NY Islanders di hockey e dei Kniks di Basket) è l’unico edificio a pianta circolare sull’isola, dove urbanisticamente è tutto a forma rettangolare.

La forma così’ peculiare garantisce tribune molto vicine al campo, rendendo l’atmosfera unica (“ Il madison è la migliore arena del mondo”, sentenziò John Mc Enroe).

L’aria a Manhattan era già prenatalizia, i campioni alternavano gite di shopping da Begdorf & Goodman, a incursioni notturne allo studio 54.

Vitas guidava il gruppo, seguivano Mac , Jimbo, Vilas a sciupare femmine e scolare Vodka (Borg era il leader incontrastato)

Si giocava quando in Italia era già notte, spesso le dirette non erano assicurate, se non dalle semifinali in poi.

Essendo la stagione praticamente finita , la fame di noi paperini era quasi sazia, già pensavo alla prossima , futura stagione, piuttosto che sbirciare i soliti noti.

Un po’ me ne pentii in seguito, perché le partite che si giocavano erano tutt’altro che amichevoli.

Certo, la formula a girone, (round robin,dicono gli americani,  una espressione mutuata dal francese ruban rond , letteralmente “fiocco rotondo”) portava qualche volta a dei bei magheggi.

Il più famoso accadde nel 1980.

Giocavano Jimbo e Ivan l’ultima partita del gironcino.

Il vincente avrebbe avuto in sorte il secondo dell’altra parte, ovvero Bjorn Borg , mentre il perdente, il più abbordabile Gene Meyer , formidabile quadrumane che, a sorpresa, aveva vinto il girone di Borg.

Ebbene Lendl cedette facile, sciogliendo addirittura il secondo set.

Furibondo per la visibile arrendevolezza, Jimbo, a un cambio di campo, prese a male parole il cecoslovacco, “sei un coniglio”, lo apostrofò urlando a squarciagola.

Ivan abbozzò e battè facile Meyer in semi.

Jumbo perse da Borg, ma lo svedese lo vendicò maltrattando Lendl in finale.

Rimase comunque Ivan il matto, il leader incontrastato delle vittorie a New York.

Furono ben cinque, di cui tre consecutive, condite da altre quattro finali.

Ben si confaceva al gioco del cecoslovacco la superficie sintetica medio lenta e il rimbalzo alto della palla che non favorì mai i grandi attaccanti.

Se diamo un occhio all’albo d’oro, il solo attaccante a trionfare più volte fu John McEnroe che, da grande newyorkese, fu sempre molto attaccato alla manifestazione.

Vinse tre volte John, la prima volta, ancora imberbe, in volata su Arthur Ashe, altre due volte contro la sua nemesi , Ivan Lendl.

Un altro episodio che contraddistinse john, ma dalla parte sbagliata, fu un match del 1986 contro Brad Gilbert.

Quell’anno, la formula prevedeva un tabellone ad eliminazione diretta a 16 giocatori.

Mac, in debito di ossigeno , usci di scena contro l’astuto giocatore californiano, poi autore del celeberrimo “Winning Ugly”.

Stordito dagli straccetti di Gilbert, Mac perse la testa e gli urlò che :  “non poteva nemmeno dividere il campo con lui”.

Gilbert abbozzò e incassò una vittoria 6 1 al terzo set.

Il torneo resistette a New York sino alla fine degli 80’s, quindi l’ATP cedette alle lusinghe dei marchi garantiti dalla Germania ,si era in pieno wundertennis ( Becker , Stich e Graf).

Oltre al torneo, si perse anche la dicitura “Master”, ( questioni di copyrigh) divenendo meno prosaicamente ATP Finals.

Le immagini tremolanti ormai diventate 3D, i midsize di fibra , racchettoni di titanio, ma il Madison Square garden resiste ancora, alle lusinghe di speculatori e immobiliaristi.

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