Non è così inusuale nella storia del gioco trovare attrezzi dalla forma o dalla tecnologia bizzarra, a volte frutto di idee bislacche, a volte di una tecnologia estrema

Tuttavia, raramente tali racchette si sono imposte sul mercato, vuoi perché le forme non hanno trovato l’incontro del grosso pubblico, vuoi perché la bizzarria stessa le rendeva difficili da usare e non trovava un distributore che le imponesse sul mercato con l’attenzione richiesta.

Fece scalpore nel 1977 una racchetta con una cordatura particolare con molti nodi, detta allora “ a spaghetti”, frutto degli esperimenti di un incordatore francese, che, grazie allo strano schema, poteva creare rotazioni ed effetti improvvisi e imprevedibili.

Lo strano attrezzo ebbe vita breve, dopo che il 3 ottobre del 1977, Ilie Nastase grazie alla racchetta in questione, interruppe una striscia vincente di 47 incontri di Guillermo Vilas.

In finale a Aix an Provence,  il gaucho, indispettito dalle strane traiettorie impresse alla palla, degli spin praticamente incontrollabili, abbandonò 2 set sotto.

Dopo una breve diatriba,  la racchetta venne dichiarata fuori legge dalla federazione internazionale e cadde nel dimenticatoio.

Interessante l’esperimento, fatto all’inizio degli anni ottanta, da parte della ditta belga Snauwert, allora molto in voga, che lanciò come modello di punta , la Ergonom, una buffa racchetta che aveva il piatto sfasato rispetto all’asse.

Il motivo era , in teoria , che il piatto sfasato rendeva più facile tenere alta la testa della racchetta, ai tempi le impugnature erano molto più chiuse di adesso,  ingrandendo in tal modo lo sweet pot.

La racchetta, lanciata con grande battage pubblicitario, fu anche messa in mano al boliviano Martinez, che ci giocò a Roland Garros.

Purtroppo, nonostante la pubblicità, la forma strana non incontrò il favore del pubblico, tanto che alcuni negozianti ne hanno ancora molte a languire in depositi misconosciuti.

L’idea stessa era affascinante, al momento, sarebbe inutilizzabile per il tennista moderno.

Se la Ergonom ai più poteva sembrare una racchetta buffa, la Inova Handler, lanciato all’ISPO del 1993, doveva rasentare il delirio.

Il motivo?

La racchetta, prodotta da una ditta americana, aveva due manici.

“La racchetta con due manici sta alle racchette normali come l’automobile sta alla carrozza a cavalli”, dichiarò un certo Elie Bou, un ingegnere , ex membro della squadra di coppa Davis del Libano (??)  progettista dell’attrezzo.

Secondo l’inventore i due manici , posti sfasati rispetto all’asse, ma paralleli tra di loro, avrebbero aiutato il giocatore a colpire meglio la palla, “favorendo una chiusura del dritto in maniera più naturale ed equilibrata” e chiaramente,  i bimani, che avrebbero impugnato entrambi i manici.

La racchetta all’epoca, venne anche testata sulle pagine della rivista “Il tennis italiano” destando una buona impressione.

Inutile dire che , nonostante l’inventore predicasse di “aprire la mente alle nuove novità” , la racchetta non ebbe alcun successo anche se , anni dopo, una racchetta simile ebbe una qualche pubblicità dato che veniva impugnata dai gemelli Battistone, mediocri doppisti del circuito Challenger, che erano bizzarri anche perché servivano al salto , come nella pallavolo.

Li vidi giocare a Milano, con grande divertimento dei pochi presenti, ma i risultati rimasero quelli che erano.

Ebbe invece grande successo l’invenzione di un ingegnere aereonautico Austriaco, Roland Sommer.

Egli, che non aveva mai giocato a tennis, creò un sistema per ridurre le vibrazioni per aiutare un amico perseguitato dal gomito del tennista.

Prese una racchetta di serie e vi inserì all’interno una serie di sferette di piombo, lasciandole libere di muoversi sulla testa della racchetta.

Il principio, mutuato dalla sua esperienza aeronautica, era che le microsfere avrebbero attutito le vibrazioni provocate dall’impatto con la pallina.

L’invenzione, di semplicità disarmante, e costi contenutissimi, fu acquisita dalla Kuhnan di Taiwan, la casa dove si produce il più grande numero di racchette al mondo.

Il sistema detto kinetic è ora impiegato sulla omonima linea di racchette della Pro Kennex.

Un’idea a mio vedere originale venne a tal signor Jenro, visto che viaggiava molto e faceva fatica a portarsi dietro la racchetta, figuriamoci ora con gli impedimenti delle varie compagnie low cost, il nostro ideò una linea di racchette smontabili.

La testa veniva fissata al fusto mediante delle viti, era semplice da montare ed era pratica.

Ne comprai una, poi persa in un trasloco, devo dire che non era male, poche vibrazioni e una certa stabilità, sbilanciata in testa, ma non così male.

Ultima in ordine di tempo, ,ma aimè non di successo, è stata la proposta della americana Blackbourne, che aveva ideato una racchetta con una doppia incordatura posta su un piano parallelo.

A dire della casa, la cosa avrebbe migliorato il confort e la potenza.

Ci furono vari contatti e sembrava certa la sua adozione da parte del giocatore di Davis Davide Sanguinetti, che dopo averla provata, annunciò che ci avrebbe giocato all’Australian open.

Rimanemmo tutti in attesa, ma il buon Davide ripiegò su una racchetta normale.

L’altro giorno sono passato in un negozio di articoli sportivi a Orio al Serio.

Appese , in un angolo in alto, ne giacevano ancora due esemplari, ne ho preso in mano uno, ma la polvere che lo copriva mi ha sconsigliato l’acquisto.

 

 

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