Anno nuovo, Wilson Burn nuova, o meglio nuovissima, visto che l’edizione 2017 è radicalmente diversa dal vecchio modello e se permettete, il cambio ci guadagna ( di parecchio).

Si sono forse resi conto gli ingegneri della casa finlandese, che il modello Burn aveva potenzialità inespresse ed in particolare un bilanciamento “estremo”,  che rendeva l’attrezzo di utilizzo non difficile, ma molto faticoso.

Era un cannone , la vecchia Burn, che necessitava un adattamento in termini di precisione e controllo.

Ora eccoci con la “nuova” Burn, una grafica tra le più belle viste ultimamente ;  un nero/grigio satin , granuloso al tatto, che tanto ricorda l’indimenticata vecchia Yamaha Secret,  punteggiato dall’arancione vivido a ore tre e ore nove e la “scrittona” Wilson brillante sul lato.

Tecnicamente le caratteristiche sembrerebbero simili al vecchio modello ; 300 grammi di peso, 100 sq. di piatto, un reticolo 16 x 19 , un profilo variabile di 23,5/ 25/ 23,5 mm.

Le modifiche sostanziali, venute anche con l’introduzione della nuova grafite Countervail , sono la rigidità abbassata di 4 punti, (da 73 a 69), e soprattutto la modifica del bilanciamento, che da estremo,(34 cm.), viene posizionato a 32,8 cm ( racchetta incordata).

Modifiche che si sentono immediatamente sin dai primi scambi, detto che il test è stato effettuato con telai incordati Wilson Revolve a 22kg,  su campi in erba sintetica indoor, a una temperatura di 18 gradi circa.

La palla esce piuttosto bene dalle corde, con una bella pesantezza e uno spin facile, ci guadagna soprattutto il controllo, non ci troviamo più di fronte al vecchio terrificante cannone che si, faceva i buchi,  a volte non sul campo, ma sui telai di fondo.

Diciamo che , rientrando la Burn tra la tipologia delle concorrenti Babolat Pure Drive, il nuovo binomio countervail / bilanciamento, rendono la Wilson finalmente concorrenziale con la mitica PD.

In top  la palla esce facile, mantiene una bella pesantezza, i giri necessari a tenere la palla nell’ultimo metro di campo sono giusti e non estremi.

Il piattone parte dritto e sicuro e la fatica a tenere la testa, non è cosi estrema come per la vecchia Burn, idem per il back, palla veloce, filante, radente , non tende ad alzarsi nemmeno se si arriva un po’ trafelati.

A rete è un giusto binomio tra potenza ( nei colpi sopra la spalla) e maneggevolezza, non più cosi limitata, nei colpi sotto la rete.

E’ sicuramente uno dei telai che più aiutano il servizio in Kick, con una palla che salta alta che è una bellezza, lo slice è ok, il piattone potente.

Come potete intuire abbiamo gradito questa nuova Burn e c’è da dire che tutta la nuova linea Wilson, ingentilita dalla grafite Countervail, è uscita piuttosto bene ( orribile tappo rosso a parte).

Dal punto di vista tecnico, la stabilità torsionale è buona e non ci sono vibrazioni di sorta, anche se la palla è colpita fuori dallo sweet pot,  che è comunque ottimo.

Il tutto rende la Burn un attrezzo duttile , performante e non troppo difficile, ideale per il quarta/terza categoria agonistico, che cerca un binomio facilità/potenza,  in grado di limare quei pochi 15, che segnano il confine di molti match all’ultimo sangue.

Da segnalare la grafica, a mio parere tra le migliori viste negli ultimi anni e un feeling non disprezzabile per essere un telaio profilato.

In conclusione, quale può essere l’utente ideale ?

Come già suggerito sopra, l’agonista di terza/quarta cat. che vuole un attrezzo duttile, affidabile, di buona spinta , non solo lo spinnatore pazzo , ma anche l’amante dell’uno due o del servizio e volata possono trarre buone soddisfazioni dalla nuova Burn.

Idem per le ragazze agoniste, amante della pressione dalla riga di fondo, corroborata dalla giusta dose di grinta e muscoli.

Noi abbiamo testato la Burn incordata Wilson Revolve, un mono non troppo duro e discretamente reattivo, tuttavia darei la precedenza a set up anche leggermente più morbidi, dato che comunque la combinazione dell’attrezzo dice : leggerezza e rigidità, dunque, consiglieremmo un mono soft per i più cattivi (Solinco  tour bite o Luxilon alu power ) , un ibrido per chi cerca potenza e controllo ( ottimo Head gravity), un multi per l’amante della comodità, ( TF Hdx oppure Babolat Excell).

 

 

2 Risposte

    • Grass Tennis

      Salve buon giorno,
      la blade è una racchetta a struttura non profilata, più agonistica, più precisa.
      Di contro è meno facile rispetto alla burn e la palla esce piu faticosamente.
      La burn poi è piu adatta a chi gioca “moderno” in top spin, mentre la blade si adatta di più a chi gioca piatto o comunque con meno rotazioni spinte.
      Ai giocatori amatoriali o agonisti fino alla 4a cat, anche terza alta, io consiglierei sicuramente la burn.
      Saluti
      Tennis Corner

      Rispondi

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

quattro × 4 =