Mi è capitato a volte, grazie ad alcuni “ganci”, di provare a giocare con le “vere” racchette dei professionisti, ovvero i telai appositamente preparati per i top 100 del tennis, che a livello soprattutto di pesi, bilanciamenti e rigidità, sono molto diverse da quelle comprate dai comuni mortali.

Ebbene, i risultati sono sempre gli stessi, in caso la palla venga colpita in pieno sweet pot, con le gambe messe perfettamente, il colpo adeguatamente preparato e anticipato, la palla fila via che è una bellezza, il suono una beatitudine.

Basta non essere al 100 per cento in tutti i parametri di cui sopra e la palla proprio non va e rimane li , smorta sulle corde, questo , con le racchette dei pro avviene circa 4 volte su 5.

Una sensazione, non proprio gradevole, che è perfettamente replicata su questa nuova Burn FST 95, telaio cattivo e difficile proprio come quello di un professionista, una tavola di granito, stabilissima, perfettamente bilanciata, ma difficilmente giocabile se non da un seconda “buono”  (giudizio di un tester ex top 200 del mondo).

Ad ogni modo, se avete il coraggio di provare un telaio bello ma impossibile, questi sono i dati tecnici ; una racchetta dal piatto 95 sq. (uno dei più piccoli sul mercato,dato ormai il tramonto dei piatti 90 sq.) con un profilo di 21 mm.  e un peso di 340 grammi incordata.

Il dato di rigidità è abbastanza indicativo, 71 punti su un telaio non profilato sono indice assoluto.

Sul campo infatti bastano un paio di scambi perché risalti la rigidità assoluta e la conseguente stabilità dell’attrezzo , la testa rimane assolutamente ferma anche sulle opposizioni più estreme, tuttavia la palla fa molta (moltissima) fatica ad uscire dal piatto corde ( 16 x 19).

Come detto prima, se la palla viene colpita assolutamente in centro, il telaio da l’illusoria sensazione di essere più facile di quello che è, l’impatto è pieno, preciso, stabile, ma basta arrivare con un attimo di ritardo e la palla fatica ad uscire, la velocità si riduce a zero ed è già tanto se si riesce a rimandare dall’altra parte una palla smorta e senza peso a metà campo.

Di spin è meglio non parlarne ( a meno non siate Del Potro) , il piatto , sempre ripeto , prendendola bene, esce preciso e diritto, il back , se non padroneggiate la tecnica in maniera assoluta, è corto ed inoffensivo, quando non direttamente spinto verso il basso del (vostro) campo.

Il servizio gode invece di qualche vantaggio ; in primis dal fatto di poterlo tirare da fermo, quindi, si sfruttano meglio le doti del telaio, soprattutto tirando lo slice o mirando il cannon ball, per il kick invece si rimanda al giocatore argentino di cui sopra.

A rete la racchetta è discretamente maneggevole, il bilanciamento è posto a 32.6 mm, sensibile sotto la rete, discretamente potente sopra la testa.

Se proprio un quarta buono o un terza, si piccano di volerla usare, allora meglio che tentino il semplice uno due, preferibilmente su superfici veloci o velocissime.

Per quel che concerne il set up, un monofilo sarebbe da suicidio ( sia del braccio, che tennisticamente) l’ideale qui è un budello, montato a tensioni medio basse, in alternativa, per i meno abbienti, un multifilo pastoso come un babolat excell o un wilson nxt.

Una nota sul grip della FST, forse su suggerimento di Delpo, per facilitare la presa dei bimani, il manico, circa a un quarto di impugnatura, dove idealmente si posiziona la mano di richiamo, si ingrandisce leggermente per facilitare la presa bimane, soluzione ideale e interessante, che vedremmo bene duplicata su ogni modello.

In conclusione, facendo un paragone automobilistico, questa è un’auto di formula uno, esigente ed implacabile, il driver della domenica può anche provarla , ma alla prima curva stretta, rischia di andare contro un (metaforico) muro.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

1 × due =