Se c’è almeno una cosa per la quale posso ringraziare le nuove, terribili racchettone super profilate odierne, è il fatto che hanno eliminato , almeno a livello pro ( a livello dilettantistico l’hanno esacerbato, ma pazienza) la categoria dei pallettari.

Ricordate ?

Pomeriggi divanati e polverosi, le immagini tremolanti del telefunken a rimandare Eddie Dibbs (detto il sorcio) Solly Solomon, Pepe Higueras, Pablo Arraya, Fernando Luna. Suonavano canzoni tristi alla radio : “c’è una strana espressione nei tuoi occhi” schitarravano i Rokes, la mamma a strofinare in cucina, la sensazione di avere fatto male i compiti per il giorno dopo.

E questi continuavano a rimandarla.

Ci provava, l’inavvertito Guido Oddo a ravvivare, ma tant’è, nemmeno con le ballerine in tribuna.

Ah i pallettari ! Un normotipo di homen con caratteristiche ben precise, generalmente brutti , o perlomeno abbruttiti da tutte quelle estati sotto il sole a picco, alcuni bruttissimi, (“Guardami” disse Adriano specchiandosi a Solomon, poco prima della finale a Parigi nel 76, “guardati tu adesso, come faccio a perdere da uno brutto come te”, lo sbeffeggiò.

Magri come peones messicani, le gambette magre e storte, il viso sofferente e stracotto.

E tu ti rigiravi inquieto sul divano, scanalavi, ma ai tempi l’alternativa era il monoscopio o la svizzera italiana ( il Bellinzona battè un Massagno Basket col fiatone).

E questi erano uno a uno nel primo set.

Solomon e Dibbs, fratelli rivali, maledetti yankees, con quelle gambette da topolino arrivavano ovunque , ributtavano testardi palline candide ormai ammantate da un rosso sanguigno : ( “se giochi contro Dibbs non finirai mai il match con le calze pulite, disse una volta il baffuto Mark Edmonson”).

Pepe Higueras, la faccia ormai mattone, un viso incorniciato da una barbetta da conquistadores, (avanti uomini, nella giungle, fino alla fine, fino alla morte, fino al tesoro degli Incas).

Se veniva accoppiato a Corrado Barazzutti era la fine , ( “aho, ma dategli la chiave der campo e ditegli di spegnere le luci” gli urlò un irrancidito spettatore del Foro).

Le traiettorie si alzavano, vieppiù a sfiorare la volta del cielo romano, la pazienza di Pepe sfiancò perfino barazza che una volta , lo giuro, trovate l’immagine su www.bizarretennis.com , fece perfino serve and volley.

E tu che finalmente ti appisoli, ti metti a sognare la ragazzina del piano di sotto, una gita in Si Piaggio, il solleticante stormir di fronde, la carezza di un venticello gentile.

E Pablo Arraya scivola e affetta l’ennesimo back spin, la fronte larga , cinta da una fascia ElleEsse, rimanda la Lacoste di Jauffret ( ma quanto lo odiava Adriano ?), quasi belloccio. Ma è un pallettaro o un paninaro ??

Finalmente ti svegli di nuovo, la ragazzina sparita nell’etere, e la madre ti guarda incuriosita, lo schermo è sempre rosso, gli omini sempre bianchi, “  ma la palla si vede” ? chiede lei occhieggiando il Telefunken .

“Si vede, si vede”, rispondi.

“ E’ che è lenta”.

Lenta e spinta a fatica da queste maledette mazze da 4 etti e mezzo, le preferite : la Slazenger Vilas, la Jack Kramer Pro staff, la Dunlop Maxyply, e via di corsa su queste maledette scarpette di tela bianche, ormai bucate e brunite : Superga e Tepa Sport, altro che Nike Lunar Lite 4G.

E poi arriva Borg e pensiamo che sia anche lui uno di loro, più biondo , più alieno, un alieno sceso da un astronave fiammeggiante dal pianeta Soderdaje.

“Che carino” lo definisce la ragazzina del piano di sotto guardando il suo poster Fila attaccato in cameretta e tu un po’ ingelosisci.

Ma le stagioni sono passate, il tempo delle mele andato, ritrovi in un cassetto un vecchio poster di Manolo Orantes, sembrava già vecchio a 25 anni e ti fa tenerezza, il Si Piaggio arrugginisce in garage, Guido Oddo è andato e cosi i Rokes e il monoscopio, ma loro no.

Sono sempre li.

Uno a uno al primo set.

Vantaggio pari.

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