Provata la versione 95, (vedi test), un quasi suicidio, per un amatore seppur agonista, ero pronto a trattare la sua versione leggermente ingrandita come la prima, ovvero due palle e un gomito dolorante per scrivere poi di lasciar perdere, invece la versione “ingentilita” della Wilson Burn FST, questa volta con piatto 99, è un telaio piuttosto interessante.

Rimane sempre un attrezzo per agonisti, ma può fare al caso suo per degli ottimi quarta e dei buoni terza.

Tecnicamente la FST 99 si avvale di uno sweet pot notevolmente più ampio della 95, soprattutto nella parte superiore del telaio, anche se  il profilo ( 19,5 20 mm) e il peso, (327 grammi) sono uguali.

Il risultato è un telaio molto stabile,  decisamente rigido (72 punti !) che risponde molto bene alle sollecitazioni derivanti dall’impatto, il suono , agevolato da un ammortizzatore, è decisamente soft e il feeling è immediato.

Sinceramente non capiamo perché inserire nella linea Burn che si contraddistingue per le profilate, queste FST che avremmo decisamente identificato nella linea Pro Staff (misteri del marketing !).

Ad ogni modo, tornando al telaio, in campo dimostra di essere decisamente tosto ,  ma con discrete dosi di tolleranza.

Il piattone si fa preferire al top spin, anche se la palla “gira” discretamente, vuoi per l’ampio sweet pot situato in alto , vuoi per il peso in testa, discreto, ma non esagerato ( il bilanciamento è posto a 32,4 cm).

Il back invece esce con proprietà e stile, una mano educata ne può ricavare eleganti rasoiate o soluzioni taglia campo ( e gambe) , agevolato anche dall’inusuale reticolo 18 x 19.

La cosa interessante è che, nonostante la rigidità estrema, la FST 99 non è una “mazza”  stile anni ottanta, anche dopo un oretta il telaio non affatica i bracci buon allenati e la palla (se agevolata da un incordatura appropriata) esce con buona profondità e potenza.

Non è ovviamente un telaio da pallettaro d’antan e nemmeno un telaio che piacerà agli amanti della Pure Drive , la facilità qui è inferiore a una profilata, ma la piacevolezza di impatto e il feeling è decisamente su un altro livello.

E’ un telaio per quelli che amano giocare l’uno due, non solo di potenza ma anche di giustezza, date le sensazioni che la FST 99 comunica, magari un prestigista che vuole un filo di facilità in più, un amante della pro staff che necessita di uno sweet pot ampliato, eccoci allora con questa scurissima arma.

A rete si tocca che è una meraviglia e di opposizione si para come in serie A, affatto male lo smash, piazzato o potente, la scelta tocca a voi.

Al servizio non c’è surplus di potenza da utilizzare ma una grande dote di precisione, pertanto lo slice piazzato va via che è una meraviglia , mentre il piattone va colpito con un movimento molto pieno,

In sintesi , una racchetta che comunica grandi sensazioni, con una rigidità dichiarata molto alta, ma che di riflesso fornisce una stabilità di altissimi livelli , senza essere particolarmente fastidiosa per le articolazioni.

E’ molto importante il set up delle corde che va bilanciato sulle caratteristiche del giocatore,  se amate i tocchetti e le fulminanti accelerazioni un budello naturale Wilson sarebbe l’ideale, in caso il portafoglio non lo permettesse, andate su un full multi, come il Babolat excell o l’Head reflex.

In caso invece vogliate fare un uso brutale della FST 99 , allora consigliamo un mono multi esplosivo come Luxilon element, oppure un Alupower soft,  a ingentilire leggermente le rigidità della FST.

 

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